Insieme nella bufera

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Messaggio  Admin il Lun Mag 16, 2011 6:13 pm

Insieme nella bufera

Fonte: Missionarie Saveriane

Elisa Silva Sanchez, saveriana messicana, parla degli anni vissuti a Luvungi, parrocchia della diocesi di Uvira, nella Repubblica Democratica del Congo.

Imparando la missione
I dieci anni che ho passato a Luvungi sono stati un tempo di travaglio per la guerra non ancora sopita, di fughe e ritorni della popolazione. Ho cercato di accompagnare il cammino dei giovani attraverso l’insegnamento nella scuola secondaria e l’attività in parrocchia, partecipando alla loro vita per intessere con loro un dialogo. Insieme abbiamo rimesso in attività la biblioteca devastata dalla guerra. Ho dato attenzione anche ai bambini, per offrire loro spazi di fantasia e di gioco, fra le loro molte incombenze quotidiane.
Soprattutto, ho cercato di voler bene. Sento che è importante stare con la gente nei momenti di sofferenza, anche se ci si sente impotenti. Maria è rimasta sotto la croce, anche se non poteva far nulla per suo figlio. Quando si condividono gioie e sofferenze di un popolo, si capiscono molte cose e si crea un legame di appartenenza. Da lì tutto il resto può venire.
Anch’io mi sono sentita amata. Nel 2003, quando la gente ancora fuggiva dalla guerra una o due volte l’anno, i giovani mi hanno detto: “La volta scorsa siete rimaste alla missione e avete avuto molti problemi. La prossima volta vi portiamo con noi”. In sintesi, per me, missione è stare, lasciarsi amare e amare.

Testimoni
Il Vangelo in Congo sta arrivando. Per dire che è arrivato, dovrebbe esserci una pratica della giustizia che resta ancora per molti una sofferta attesa. Ci sono tanti battesimi di adulti, tante cresime, forse tante confessioni… occorre far conoscere meglio Gesù, proporre di più i valori del Vangelo. Si incontrano però cristiani che li vivono più di noi.
Teresa, morta, non ancora cinquantenne, il giorno di Pasqua del 2009, è stata per me uno splendido esempio. Della tribù dei Bashi, appena sposata era venuta ad abitare con il marito a Luvungi, ove predomina la tribù dei Bafulero. I loro figli sono cresciuti sotto i nostri occhi. Teresa veniva quasi tutte le mattine a messa, con il sorriso sulle labbra. Poi cominciò a star male e i medici le diagnosticarono un cancro allo stomaco. Al suo funerale partecipò una grande folla, tra cui anche non cristiani e perfino le autorità. Con la sua fede e bontà, Teresa era riuscita ad amare e farsi amare al di là delle differenze tribali, era stata capace di unire il popolo. La folla che la piangeva fu per me un segno della traccia di bene che ella aveva lasciato fra la gente.


“Va’ e anche tu fa’ così”
Janaina Angélica Araùjo, una saveriana brasiliana, nello scorso mese di ottobre è partita per la prima volta per la missione nella Repubblica Democratica del Congo.

Un giorno, nella mia parrocchia d’origine di Londrina, ascoltando la parabola del “buon samaritano”, fui colpita dalle parole: “Va’ e anche tu fa’ così” (Lc 10,37). Credo che in quel momento Dio fece spuntare in me il seme della vita missionaria. Entrai fra le missionarie saveriane e cominciai a vivere l’esperienza del centuplo, in gioia, misericordia, famiglia, amicizia. Imparai a relativizzare le cose e le circostanze e a considerare assoluti solo la parola di Dio e l’insegnamento della Chiesa; mi feci più attenta alle vicende del mondo.
Un altro momento forte fu quando varcai le frontiere del mio Paese per venire in Italia: si trattava di avvolgere di silenzio tutte le cose che avevo imparato, conoscere un’altra lingua, entrare in una nuova cultura, mettendo a disposizione ciò che ero. In questo scambio ho sentito la presenza di Dio, che ci conduce verso quel Regno in cui è possibile la convivialità delle differenze. Poi è stata la volta della Francia, per lo studio del francese. In questo cammino non sono mancate le difficoltà: imparare una lingua è come morire per rinascere e richiede una grande pazienza con se stessi.
Ora sono alla terza partenza, quella verso il Congo. So che Dio mi darà la forza e la gioia di essere dentro al suo mistero con questo nuovo popolo, di essere un segno della sua misericordia, giustizia e pace. Vorrei testimoniare che la vita è un suo dono, che Dio è sempre con noi.
So che davanti a problemi che non saprò risolvere avvertirò un senso d’impotenza, ma vorrei almeno essere con la gente, ascoltare, pregare con loro, credendo che la missione non è opera nostra. Vorrei saper cogliere i piccoli segni della sua presenza e del suo amore per continuare a camminare. Mi incoraggia la testimonianza di sorelle che ho conosciuto.
Nei mesi scorsi sono tornata in Brasile dopo tre anni di assenza. Con grande gioia, prima di partire, ho ricevuto la benedizione di mia madre, benché ella non abbia condiviso la mia scelta missionaria. So che non mancano attorno a lei persone che la aiuteranno a non sentirsi sola. Ringrazio Dio che mi fa partecipe della missione, ringrazio il popolo congolese che ci accoglie e cammina con noi verso la pienezza del Regno.


Elisa Silva Sanchez
2011-04-12

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