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INCONTRO INATTESO

Messaggio  Admin il Mer Ago 22, 2012 12:46 am

FONTE: MISSIONARIE SAVERIANE

Teresa Bello, da anni missionaria in Thailandia, racconta la storia di Ruang e di sua moglie Mei.

“Sono venuto a trovare il Signore”
Nel villaggio di Thung Chao, dove abitiamo, vicino a casa nostra, c’è un semplice salone, usato per la celebrazione mensile dell’Eucarestia e per incontri di zona, con un grande crocifisso in legno sulla parete dietro all’altare. A questo crocifisso è legata l’avventura di fede di Ruang e di sua moglie Mei che abitano in un villaggio vicino.
Li ho conosciuti in occasione delle loro visite “al Signore”. Ruang iniziò a venire da solo; in seguito, portò anche sua moglie. Arrivava dicendo: “Sono venuto a trovare il Signore!”. Ci portava in dono un casco di banane o altra frutta del suo orto e si intratteneva brevemente con noi, bevendo un bicchiere d’acqua. Poi si congedava dicendo: “Vado a salutare il Signore” e si dirigeva verso il salone, dove restava qualche minuto in raccoglimento.
Sin dalla prima volta fui stupita dal suo comportamento. Sapevo per certo che non era cristiano. Queste sue visite al Signore si ripeterono molte volte e in me cresceva il desiderio di conoscere maggiormente quest’uomo e la sua storia. Sapevo di non dover forzare la mano. Lo portavo nella mia preghiera e aspettavo l’occasione buona.
La storia di Ruang
Passarono dei mesi. Un giorno, finalmente, potei chiedergli: “Ruang, come conosci il Signore che vieni a salutare?”. Rispose senza esitare che il Signore aveva avuto misericordia di Lui, che aveva ascoltato la sua preghiera e lo aveva tratto dagli abissi della distruzione e della morte per portarlo alla vita. Che era uscito da un buio ed era arrivato alla luce. Che era cieco, ma ora ci vedeva. Che Dio, proprio lui, aveva steso il suo braccio e l’aveva afferrato e riportato su.
Ero strabiliata. Com’era possibile che ripetesse pari pari espressioni della Scrittura? La sua avventura di fede era iniziata da lontano. Ricordava la mamma vestita a festa, di rosso, che lo afferrava ancor piccolo per il braccio per trascinarlo in chiesa, e il suo scappar via, per paura di quell’uomo inchiodato sulla croce.
Rimasto orfano molto presto, Ruang fu condotto lontano dal suo villaggio. Inserito in un contesto buddista, ne aveva sempre vissuto i valori e le tradizioni e, una volta sposato con Mei, avevano insieme condotto un’esistenza tranquilla. Con il loro lavoro, Ruang e Mei avevano potuto costruirsi una casa abbastanza grande, in legno, vicino a una risaia. I loro due figli avevano potuto studiare, si erano entrambi sposati e abitavano uno al sud, l’altro a nord del Paese.
La decisione estrema
Un giorno, all’improvviso, Mei fu colta da un malore che le causò la paralisi della parte sinistra del corpo e la perdita della parola. Ruang cercò ogni mezzo per curare sua moglie, s’ingegnò a mettere insieme strumenti, anche se rudimentali, che facilitassero a Mei gli esercizi di fisioterapia in casa. Era anche riuscito ad attaccare una carrozzella a fianco della sua motocicletta per poter uscire con Mei.
Pian piano, però, le speranze di un miglioramento di Mei erano venute meno. Si faceva strada la delusione, la stanchezza: Ruang era un uomo solo, con il carico di un’assistenza difficile, la conduzione della casa e il lavoro dei campi. Ruang cominciò a sentire il peso di tutto questo e soprattutto il peso del suo karma: sì, lui era un grande peccatore e stava portando le conseguenze del suo peccato. Non sarebbe stato meglio farla finita? Un venerdì sera, all’insaputa della moglie, Ruang elaborò il suo piano: sabato e domenica sarebbero usciti insieme e il lunedì successivo sarebbero morti insieme nella loro abitazione.
Due cartelli, come per caso
Quel sabato, si recarono in visita ai parenti di Emi, per strada, Ruang notò attaccato a un albero un cartello giallo che diceva: “Il Signore Gesù perdona i peccati”. Ruang allora pregò con tutto il suo essere: “Io non so chi è questo Signore Gesù... O voi tutti, esseri celesti, accompagnatemi, vi prego, alla conoscenza di questo Gesù che perdona i peccati!”.
La notte Ruang sognò la sua mamma, vestita di rosso, che lo prendeva per il braccio per portarlo in chiesa. “Che strano!”, pensò: in tutti quegli anni mai era riandato a quei ricordi, non ricordava neppure più il nome di quell’uomo sulla croce.
Ruang e sua moglie visitarono poi altri parenti, in un altro villaggio. A metà strada, Ruang vide un altro cartello: “Il Signore Gesù ti purifica dai peccati con il suo sangue”. Pregò ancora una volta con tutto il suo cuore gli esseri celesti.
Vengo a pregare
La domenica sera, Ruang se ne stava nella veranda di casa sua, pensando all’indomani. Quella sarebbe stata per lui e Mei la loro ultima sera. All’improvviso, vide passare Somkit in motocicletta: “Dove vai Somkit?” “A pregare” “Aspettami, vengo con te”. Il tempo di infilarsi una maglietta pulita ed eccolo in motorino, dietro a Somkit.
Questi veniva all’incontro di preghiera nel salone vicino a casa nostra. Ruang entrò: vide il Crocifisso di legno e riandò al sogno fatto la notte prima. Dentro di lui si ripeteva: ecco il vero Dio. Era avvenuto l’incontro.
“Tornando a casa - racconta Ruang –, mi disfai del veleno che avevo in tasca. Ero felice! Svegliai mia moglie per dirle che avevo incontrato la luce, il Signore, che lui aveva avuto misericordia di noi e che la nostra vita era cambiata”.
Ruang coinvolse anche Mei nella sua avventura di fede. Arrivavano insieme per “salutare il Signore”. Insieme sono arrivati al battesimo, tre anni fa. Accompagnandoli nella preparazione, ho potuto vedere con quale entusiasmo e sorpresa Ruang ritrovava se stesso nella Parola. “Questa è proprio la mia storia! Com’è possibile?”.
Mei, anche se a fatica, comunica tante cose scrivendo. Spesso esprime nel pianto le sue emozioni, “Mei, se ti faccio piangere, non devo venire troppo spesso...”, le dico. Lei afferra penna e quaderno e scrive: “Sono felice!”. La loro condizione è la stessa, ma è trasfigurata.

Teresa Bello
2012-07-30


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