NOTIZIE AGENZIA FIDES 11 GENNAIO 2011

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Messaggio  Admin il Mar Gen 11, 2011 4:28 pm

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VATICANO - Il Papa al Corpo diplomatico: “sia garantita dovunque alle comunità cattoliche la piena autonomia di organizzazione e la libertà di compiere la loro missione”
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “La dimensione religiosa è una caratteristica innegabile e incoercibile dell’essere e dell’agire dell’uomo… Pertanto, quando l’individuo stesso o coloro che lo circondano trascurano o negano questo aspetto fondamentale, si creano squilibri e conflitti a tutti i livelli, tanto sul piano personale che su quello interpersonale”. Lo ha affermato il Santo Padre Benedetto XVI nel suo discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricevuto in udienza per gli auguri all’inizio del nuovo anno, il 10 gennaio.
Prendendo spunto dal suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2011, dedicato alla libertà religiosa come “via fondamentale per la costruzione della pace”, il Papa ha toccato nel suo discorso le numerose situazioni presenti nel mondo, dove il diritto alla libertà religiosa è leso o negato. “Questo diritto dell’uomo” ha spiegato il Pontefice, “in realtà è il primo dei diritti, perché, storicamente, è stato affermato per primo, e, d’altra parte, ha come oggetto la dimensione costitutiva dell’uomo, cioè la sua relazione con il Creatore”.
Guardando ad Oriente, dove numerosi attentati “hanno seminato morte, dolore e smarrimento tra i cristiani dell’Iraq, al punto da spingerli a lasciare la terra dove i loro padri hanno vissuto lungo i secoli”, Benedetto XVI ha rinnovato un appello alle Autorità e ai capi religiosi musulmani “affinché i loro concittadini cristiani possano vivere in sicurezza e continuare ad apportare il loro contributo alla società di cui sono membri a pieno titolo”. Anche gli attacchi terroristici che hanno colpito i fedeli riuniti in chiesa ad Alessandria, in Egitto, sono un segno ulteriore “dell’urgente necessità per i Governi della Regione di adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose”. Il Pontefice ha poi ribadito “che la libertà religiosa non è pienamente applicata là dove è garantita solamente la libertà di culto, per di più con delle limitazioni”, incoraggiando programmi scolastici e di insegnamento religioso che “educhino al rispetto di tutti i fratelli nell’umanità”. Per gli Stati della Penisola Arabica, “dove vivono numerosi lavoratori immigrati cristiani”, il Papa ha auspicato “che la Chiesa cattolica possa disporre di adeguate strutture pastorali”.
Una particolare menzione è stata riservata dal Papa alla legge contro la blasfemia in Pakistan, incoraggiando le Autorità “a compiere gli sforzi necessari per abrogarla, tanto più che è evidente che essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e violenze contro le minoranze religiose”. Altre situazioni preoccupanti “possono essere menzionate nel Sud e nel Sud-Est del continente asiatico” ha ricordato il Pontefice, mettendo in evidenza che “il peso particolare di una determinata religione in una nazione non dovrebbe mai implicare che i cittadini appartenenti ad un’altra confessione siano discriminati nella vita sociale o, peggio ancora, che sia tollerata la violenza contro di essi”. Il dialogo inter-religioso è chiamato a favorire “un impegno comune a riconoscere e promuovere la libertà religiosa di ogni persona e di ogni comunità”. Infine il Santo Padre ha citato l’Africa, dove “gli attacchi contro luoghi di culto in Nigeria, proprio mentre si celebrava la Nascita di Cristo”, sono un’altra “triste testimonianza” della violenza contro i cristiani.
Da rilevare inoltre che in diversi Paesi “la Costituzione riconosce una certa libertà religiosa, ma, di fatto, la vita delle comunità religiose è resa difficile e talvolta anche precaria, perché l’ordinamento giuridico o sociale si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società” a tale proposito il Santo Padre ha chiesto “che cessino tali ambiguità, in modo che i credenti non si trovino dibattuti tra la fedeltà a Dio e la lealtà alla loro patria”. In particolare Benedetto XVI ha chiesto che “sia garantita dovunque alle comunità cattoliche la piena autonomia di organizzazione e la libertà di compiere la loro missione, in conformità alle norme e agli standards internazionali in questo campo”. Il pensiero del Papa si è quindi rivolto verso la comunità cattolica della Cina continentale e i suoi Pastori, “che vivono un momento di difficoltà e di prova”, ed alle Autorità di Cuba, “affinché il dialogo che si è felicemente instaurato con la Chiesa si rafforzi ulteriormente e si allarghi”.
Spostando lo sguardo dall’Oriente all’Occidente, il Santo Padre ha enumerato altri tipi di minacce contro il pieno esercizio della libertà religiosa: la “crescente emarginazione” della religione considerata “un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante”, arrivando a pretendere “che i cristiani agiscano nell’esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse”. L’eliminare dalla vita pubblica “feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono”. “Riconoscere la libertà religiosa significa, inoltre, garantire che le comunità religiose possano operare liberamente nella società, con iniziative nei settori sociale, caritativo od educativo… E’ preoccupante che questo servizio che le comunità religiose offrono a tutta la società, in particolare per l’educazione delle giovani generazioni, sia compromesso o ostacolato da progetti di legge che rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica”. Un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, riguarda “la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”.
Nella parte conclusiva del suo discorso, il Santo Padre ha richiamato alcuni principi a cui la Santa Sede, con tutta la Chiesa cattolica, si ispira: “in primo luogo, la convinzione che non si può creare una sorta di scala nella gravità dell’intolleranza verso le religioni”; “si deve pure rifiutare il contrasto pericoloso che alcuni vogliono instaurare tra il diritto alla libertà religiosa e gli altri diritti dell’uomo, dimenticando o negando così il ruolo centrale del rispetto della libertà religiosa nella difesa e protezione dell’alta dignità dell’uomo”; infine “una proclamazione astratta della libertà religiosa non è sufficiente: questa norma fondamentale della vita sociale deve trovare applicazione e rispetto a tutti i livelli e in tutti i campi”.
Dopo aver ricordato che anche “l’attività dei Rappresentanti Pontifici presso Stati ed Organizzazioni internazionali è ugualmente al servizio della libertà religiosa”, ed aver rilevato con soddisfazione che le Autorità vietnamite hanno accettato la designazione da parte del Pontefice di un Rappresentante, “che esprimerà con le sue visite alla cara comunità cattolica di quel Paese la sollecitudine del Successore di Pietro”, Benedetto XVI ha concluso: “Vorrei infine ribadire con forza che la religione non costituisce per la società un problema, non è un fattore di turbamento o di conflitto. Vorrei ripetere che la Chiesa non cerca privilegi, né vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma semplicemente esercitare questa missione con libertà... Che nessuna società umana si privi volontariamente dell’apporto fondamentale che costituiscono le persone e le comunità religiose!” (SL) (Agenzia Fides 11/01/2011)
Links:
Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in francese
http://www.fides.org/fra/documents/Ud_CorpDipl_10012011_fran.doc
Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in italiano
http://www.fides.org/ita/documents/Ud_CorpDipl_10012011_ita.doc
Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in inglese
http://www.fides.org/eng/documents/Ud_CorpDipl_10012011_ingl.doc
Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in spagnolo
http://www.fides.org/spa/documents/Ud_CorpDipl_10012011_spa.doc
Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in portoghese
http://www.fides.org/por/documents/Ud_CorpDipl_10012011_port.doc
Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in tedesco
http://www.fides.org/deu/documents/Ud_CorpDipl_10012011_ted.doc

AFRICA/SUDAN - Ad Abyei scontri e tensioni tra i Dinka Ngok e i nomadi arabi Misseriya
Khartoum (Agenzia Fides) - Mentre in gran parte del sud Sudan le operazioni di voto per il referendum procedono nella calma, nella regione di Abyei, contesa tra nord e sud Sudan, la situazione rimane tesa dopo i gravi scontri dei giorni scorsi che hanno provocato almeno una trentina di morti.
Gli incidenti hanno opposto le tribù sudiste Dinka Ngok e i nomadi arabi Misseriya. Ad Abyei, territorio ricco di petrolio, doveva tenersi un referendum separato, concomitante con quello sull’indipendenza del sud Sudan (9-15 gennaio), per stabilire se la regione deve appartenere al nord o al sud Sudan. Il referendum è stato rimandato sine die per contrasti sulle liste elettorali. Abyei è abitata in gran parte dai Dinka Ngok ma è attraversata periodicamente dai pastori nomadi Misseriya. Questi ultimi temono, in caso di secessione del sud e di attribuzione di Abyei al meridione, di non poter avere più l’accesso all’area per portare i propri greggi nei pascoli meridionali.
La tensione si è ulteriormente aggravata, quando il Ministro dell’Interno sud-sudanese ha annunciato che il 10 gennaio una colonna di persone che tornavano dal nord al sud Sudan è stata attaccata da un gruppo di Misseriya, alla frontiera tra il Kordofan del sud (nord) e il Bahr el-Ghazal (sud). Nell’attacco sono morte almeno 10 persone e una ventina sono state ferite. (L.M.) (Agenzia Fides 11/1/2011)

AFRICA/SUDAN - “Siamo qui per esprimere solidarietà alla Chiesa nel sud e anche nel nord del Sudan” dice il portavoce della SACBC
Juba (Agenzia Fides)- “Le cose stanno andando incredibilmente bene. La maggior parte della popolazione di Juba ha già votato e la situazione è molto calma” dice a Fides p. Chris Townsend, portavoce della SACBC, che si trova a Juba (sud Sudan), nell’ambito della delegazione della SACBC (Southern African Catholic Bishops' Conference) incaricata di monitorare il regolare svolgimento del referendum del 9 gennaio sull’indipendenza del sud Sudan (vedi Fides 7/1/2011). La delegazione è guidata dal Cardinale Wilfrid Napier, Arcivescovo di Durban.
“I membri della SACBC da 16 anni sono impegnati ad esprimere solidarietà alla Chiesa in sud Sudan ma anche nel nord Sudan, attraverso diverse visite condotte da nostre delegazioni nel Paese. Nel solo ultimo anno vi sono state almeno sei visite per portare un aiuto concreto nella costruzione della pace e nella risoluzione dei conflitti” ricorda p. Townsend.
“Oggi il Cardinale Napier ha avuto l’onere di inaugurare la sezione di filosofia del Seminario Nazionale di Khartoum. È stato un grande onore per lui” afferma p. Townsend.
Secondo p. Townsend l’esperienza sudafricana nel curare le ferite dell’apartheid più essere d’aiuto nel risolvere le problematiche sudanesi perché “la situazione sudanese è molto simile a quella sudafricana dell’apartheid, nel senso che anche qui le persone non hanno goduto per anni la possibilità di votare e di esprimere le loro esigenze”. (L.M.) (Agenzia Fides 11/1/2011)

AFRICA/BURUNDI - Contro la malnutrizione, riso rinforzato con micronutrienti per 15 mila scolaresche
Bujumbura (Agenzia Fides) – Dallo scorso mese di aprile il Burundi ha iniziato a beneficiare di una tecnologia che prevede il rinforzo del riso: non solo è la prima volta che in Africa si sperimenta tale tecnologia, ma questa aiuterà anche a controllare la malnutrizione nei bambini attraverso programmi di alimentazione scolastica. Il progetto “Ultra Rice”, presentato dalle organizzazioni internazionali PATH e World Vision, prevede la distribuzione di un alimento a base di farina di riso arricchito con micronutrienti, tra cui ferro, zinco e acido folico, per circa 15 mila bambini. World Vision Burundi fornisce consulenza tecnica e formazione, nonché gli impianti di magazzino per lo stoccaggio e la distribuzione di riso arricchito a circa 15 mila bambini.
Il progetto si concentra su 20 scuole della provincia nord orientale di Muyinga, tra quelle più a rischio alimentare e con un tasso di malnutrizione molto alto. Proseguirà fino al mese di settembre 2012. Secondo il responsabile delle operazioni per la World Vision Burundi, in primo luogo esso mira a migliorare la qualità nutrizionale del cibo assunto dai bambini. Nel paese il 31% di loro soffre di anemia. Il direttore del PATH sostiene che questo progetto servirà anche come modello per migliorare la qualità nutrizionale degli aiuti alimentari a base di riso. In Burundi il riso non è un alimento base, in alcuni villaggi si mangia solo in occasioni speciali, come nel periodo di Natale o in altre festività. (AP) (11/1/2011 Agenzia Fides)

ASIA/CINA - La celebrazione dell’Epifania nel segno dell’evangelizzazione e della missione
Shi Jia Zhuang (Agenzia Fides) – La celebrazione dell’Epifania nella comunità cattolica continentale cinese è stata contraddistinta da una marcata dimensione missionaria, nel segno dell’evangelizzazione e della raccolta dei frutti missionari. Secondo quanto Faith dell’He Bei riferisce all’Agenzia Fides, numerose comunità hanno celebrato solennemente l’Epifania sia il 6 gennaio che la domenica seguente, 9 gennaio, a seconda delle esigenze pastorali dei fedeli.
La parrocchia di Yong Qiang nella diocesi di Wen Zhou, ha amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana a 47 catecumeni il 6 gennaio. Secondo il parroco “è un buon inizio ed auspicio per l’anno nuovo e per la missione dell’evangelizzazione”. Inoltre il sacerdote ha incoraggiato queste nuove “sentinelle di Cristo” ad essere coraggiose, per “assumere e trasmettere la buona tradizione della fertilità vocazionale della parrocchia, attraverso il catechismo e la formazione”. La parrocchia di Yong Qiang conta oltre 10.000 fedeli con 22 chiese. Negli ultimi anni questa comunità ha donato alla Chiesa diversi sacerdoti e decine di religiose. Per rispondere alle esigenze di tanti fedeli, la parrocchia di Lin Yi della provincia dello Shan Dong ha celebrato la solennità dell’Epifania il 9 gennaio. Il sacerdote che ha presieduto la Messa ha richiamato l’importanza dell’identità cristiana di tutti, perché attraverso la manifestazione dell’identità cristiana si continua a far conoscere Cristo agli altri, invitando a seguirlo e ad imitarlo. (NZ) (Agenzia Fides 11/01/2011)

AMERICA/HAITI - Ancora lontana la ricostruzione ad un anno dal terremoto; si temono violenze e blocchi stradali per il ballottaggio
Port au Prince (Agenzia Fides) – Ad un anno di distanza le ripercussioni del devastante terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio 2010 continuano a farsi sentire soprattutto nelle aree rurali, aggravate dall'epidemia di colera in corso e dalle inondazioni e frane provocate dall'uragano Tomas, che ha colpito il settore agricolo in modo particolarmente duro. L'epidemia di colera scoppiata nella regione risicola nord-occidentale dell'isola e le inondazioni di novembre causate da Tomas, che ha danneggiato le infrastrutture agricole ed oltre 78 mila ettari di coltivazioni, hanno aggravato ulteriormente la situazione già disastrosa delle famiglie rurali povere. L'uragano, con le successive inondazioni, ha causato il diffondersi dell'epidemia in queste zone, proprio dove molti sfollati avevano trovato rifugio.
Secondo le ultime informazioni inviate all’Agenzia Fides da padre Antonio Menegon, Responsabile della Missione Camilliana ad Haiti, ciò che preoccupa di più dopo un anno dal terremoto, è l'imminente ballottaggio dei candidati alle elezioni politiche, con le temute relative violenze, i blocchi stradali, l’impossibilità di approvvigionarsi di cibo e medicine; la situazione dell'epidemia di colera, che per fortuna sembra essersi minimamente circoscritta, anche se continuano ad esserci morti ed infettati; la ricostruzione, che è di là da venire, con il relativo blocco dei grandi aiuti internazionali e quindi l'impossibilità di partire per una ricostruzione vera e propria della città di Port-au-Prince. "Per quanto riguarda le nostre attività - ha detto padre Antonio a Fides - continuiamo ad avere l'ospedale pieno di ammalati e traumatizzati del terremoto e, in una zona a parte, riservata, gli ammalati di colera. Abbiamo avuto per fortuna solo 5 o 6 decessi, gli altri malati sono guariti. Tutte le attrezzature sono state rinnovate, le costruzioni del blocco operatorio, del raddoppio dell'ospedale e dell'ospedale di Jérémie stanno finalmente partendo, anche se questo non ha impedito di continuare a lavorare nelle strutture esistenti sia per i terremotati che per i malati di colera." (AP) (11/1/2011 Agenzia Fides)

AMERICA/HAITI - Un anno dopo il terremoto: cinque priorità per i Gesuiti
Port au Prince (Agenzia Fides) - Sono una ventina i Gesuiti che vivono ad Haiti, la maggioranza di loro haitiani, tutti molto impegnati nella ricostruzione del Paese. Secondo le informazioni fornite all’Agenzia Fides dalla Curia Generalizia SJ, durante l’anno 2010 la sfida principale è stata di discernere le necessità più urgenti e, tra queste, individuare quelle su cui poter intervenire in accordo con il carisma dei Gesuiti. Cosi sono state definite cinque priorità: sviluppare scuole fondamentali (formazione di base) in collaborazione con la rete “Fe y Alegría”; sostenere i profughi (intervento di urgenza e di difesa dei diritti umani); sollecitare la formazione sociale per la ricostruzione del Paese; proporre un accompagnamento spirituale adattato alle circostanze; contribuire al rafforzamento delle relazioni haitiane-dominicane. “E’ troppo presto per valutare gli sforzi fatti in questi dodici mesi. Molto rimane da fare, e il cammino sarà lungo – sottolinea la nota dei Gesuiti -. Tuttavia la forza interiore del popolo haitiano di fronte alla situazione che sta vivendo, ha colpito molti”.
Nel complesso le case e le opere dei Gesuiti sono state colpite meno di altre dalla violenza del sisma del 12 gennaio 2010, e tutti i Gesuiti che si trovavano ad Haiti in quel momento sono sopravvissuti al sisma, tranne un sacerdote rimasto ferito nel crollo di un edificio (vedi Fides 15/1/2010). (SL) (Agenzia Fides 11/01/2011)

AMERICA/NICARAGUA - La Conferenza Episcopale deve agire con “saggezza” dinanzi alla realtà sociale; mons. Celli per il 50° della Radio Cattolica
Managua (Agenzia Fides) – Con "saggezza": così i membri della Conferenza Episcopale del Nicaragua (CEN) continueranno a sostenere una posizione critica nei confronti del governo del presidente Daniel Ortega Saavedra, ha detto il Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, l'Arcivescovo Claudio Maria Celli, che ha visitato il Nicaragua per celebrare il 50° anniversario della Radio Cattolica.
Mons. Celli non ha voluto commentare le tensioni che esistono in modo chiaro tra i membri della CEN e il governo del presidente Ortega, perché ha detto di lasciare tali valutazioni ai Vescovi del Nicaragua, “che conoscono meglio le peculiarità del paese e la sua realtà sociale”. Nella nota inviata dalla Conferenza Episcopale del Nicaragua all’Agenzia Fides, si legge che l’Arcviescovo ha detto: “Credo che i Vescovi sappiano come gestire questi problemi” riferendosi alle divergenze fra il governo e la Chiesa emerse dalla posizione critica assunta dalla Conferenza Episcopale circa la cosiddetta “frode elettorale meglio documentata nella storia del Paese”, verificatasi il 9 novembre 2008, e contro una serie di azioni del governo che violano la Costituzione, come per esempio la rielezione presidenziale alla quale aspira Ortega.
Mons. Celli è in Nicaragua per inaugurare e benedire il nuovo studio TV dedicato a Benedetto XVI che si trova nei locali della Radio Cattolica. Nella celebrazione in occasione del 50° anniversario della Radio Cattolica, mons. Celli ha detto che la modernizzazione di questo mezzo aiuterà il popolo in questo anno elettorale, “per avere la saggezza di capire quali sono i valori veri, più autentici, per affrontare insieme il bene della società”. Seguirà quindi la responsabilità di ognuno nel compito assegnatogli, ma per l’Arcivescovo “la cosa importante è un dibattito elettorale che ogni popolo realizza partendo dalla sua fede, dalla sua visione dell'uomo. Mons. Celli ha ricordato inoltre che il dovere delle radio è di far sì che “la voce dei più bisognosi possa farsi ascoltare come vera e autentica”. (CE) (Agenzia Fides 11/01/2011)

AMERICA/ECUADOR - Signis Ecuador premia il giornalismo sensibile ai valori fondamentali
Quito (Agenzia Fides) – L'Associazione Cattolica per la comunicazione “SIGNIS Ecuador” ha consegnato il premio "Carlos Crespi" ai vincitori del V Concorso Nazionale di Comunicazione (2010) durante una cerimonia tenutasi presso la Casa della cultura ecuadoriana. Alejandra Carrión, giornalista del quotidiano "El Telegrafo" ha ricevuto il primo premio della stampa, con il suo reportage dal titolo “El Quito de los minadores” ("Il Quito dei minatori"). Geraldine Guerra e Cristina Medina di MM & COMUNICACION sono state premiate per il loro montaggio radiofonico "Los guardianes y el valle sin memoria" ("I guardiani e la valle senza memoria").
"El Quito de los minadores" tratta un tema sociale e umano attuale come quello dei raccoglitori di spazzatura. Il reportage tocca vecchi problemi con la preoccupazione e con l'intenzione di mostrare e lanciare un messaggio. Il lavoro "Los guardianes y el valle sin memoria", dedicato allo sfruttamento delle risorse naturali, è stato premiato dalla giuria per la qualità dello sviluppo del tema e della presentazione del problema, come anche per la parte musicale.
L'evento ha visto la partecipazione di Mons. Nestor Herrera, Sotto Segretario della Conferenza Episcopale dell'Ecuador, che ha sottolineato l'importanza di riconoscere e premiare il giornalismo che promuove i valori fondamentali quali la pace, la giustizia e la solidarietà, e che allo stesso tempo invitano a riflettere sulla necessità di difendere la vita e la tutela della natura.
Da parte sua, José Marmol, presidente di Signis Ecuador, ha sottolineato che la quinta edizione del premio "Carlos Crespi" ha voluto riconoscere e rendere omaggio al giornalismo che ha una sensibilità sociale per muovere le coscienze sulla necessità urgente di proteggere la natura e difendere la vita. La premiazione è avvenuta il 6 gennaio, il giorno seguente alla “Giornata del Giornalismo Ecuadoriano” che si celebra nel paese latinoamericano. (CE) (Agenzia Fides 11/01/2011)



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