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Messaggio  Admin il Mer Giu 01, 2011 8:52 pm

News Agenzia Fides
AFRICA/LIBIA - "Siamo in fervida attesa di una soluzione possibile e ragionevole" dice Mons. Martinelli

Tripoli (Agenzia Fides)- "Siamo in fervida attesa di una soluzione possibile e ragionevole, anche se non è facile. Confido però nella buona volontà degli uomini, nonostante tutto" dice all'Agenzia Fides S.E. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli.
"Questa notte hanno bombardato con forza. La città sopporta anche se si avvertono le difficoltà derivanti dalla mancanza di benzina. È difficile circolare e davanti ai distributori di benzina si formano lunghe file di automobili" dice Mons. Martinelli.
Il Vicario Apostolico di Tripoli sottolinea che "la Chiesa di Dio va avanti con la forza dello Spirito Santo. Vi sono ancora tanti cattolici filippini che danno una testimonianza coraggiosa. Anche l'Ambasciatore filippino è rimasto qui per stare vicino alla comunità dei suoi connazionali. Vi sono 2-3.000 filippini che lavorano nei diversi ospedali libici. Spero che questa testimonianza serva a far capire a ognuno di noi che al di sopra di tutto occorre essere solidali con quelli che soffrono".
"La popolazione soffre a causa delle bombe" rimarca Mons. Martinelli. "Nonostante quello che si afferma le bombe stanno colpendo anche zone civili. La chiesa copta che si trova a 10 km da noi, accanto ad una caserma, ha avuto i vetri in frantumi a causa dell'esplosione degli ordigni sganciati contro l'installazione militare". "Se si colpiscono siti militari collocati in aree civili, oltre ai danni psicologici, si provocano anche vittime civili e danni alle abitazioni" conclude Mons. Martinelli. (L.M.) (Agenzia Fides 1/6/2011)



AFRICA/SUDAN - Profughi di Abyei: "i bambini stanno morendo per malnutrizione mentre aumentano i casi di colera" dice l'Amministratore Apostolico di Malakal

Khartoum (Agenzia Fides)- "Alcuni bambini sfollati da Abyei sono morti per la malnutrizione mentre cresce l'allarme colera" dice all'Agenzia Fides Mons. Roko Taban Mousa, Amministratore Apostolico di Malakal, nel sud Sudan, sotto la cui giurisdizione ricade Abyei, la località contesa tra nord e sud Sudan, occupata il 21 maggio dalle truppe di Khartoum. Gli abitanti dell'area sono fuggiti determinando una grave emergenza umanitaria.
"La pioggia continua a battere incessantemente l'area aumentando i casi di colera. Medici Senza Frontiera ha inviato delle medicine agli sfollati ma le necessità sono tante" conclude l'Amministratore Apostolico di Malakal.
Secondo l'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR) sono oltre 60.000 gli sfollati da Abyei e il loro numero sembra che sia destinato a crescere. (L.M.) (Agenzia Fides 1/6/2011)



ASIA/PAKISTAN - Giornalista ucciso: attivisti e minoranze religiose in piazza per "difendere la verità" e dire "no" all'impunità

Lahore (Agenzia Fides) - Giornalisti, attivisti per i diritti umani, organizzazioni della società civile, comunità religiose scendono oggi in pizza e manifestano davanti alle sedi delle associazioni della stampa, nelle principali città del Pakistan (Lahore, Islamabad, Karachi), per "protestare contro l'impunità e difendere il diritto a dire la verità", dopo l'uccisione del giornalista pakistano Syed Saleem Shazad. Shahzad, reporter per Asia Times online, è stato rapito due giorni fa e ucciso ieri. Nei suoi articoli aveva denunciato legami fra l'esercito, i servizi segreti (ISI) e la reti integraliste islamiche come Al Qaeda o a gruppi terroristi talebani.
Alle manifestazioni di oggi partecipano anche sacerdoti, religiosi e fedeli cristiani, impegnati nella difesa della democrazia e della legalità nel paese. "Non possiamo tacere la verità. Anche noi continueremo la nostra missione", dice all'Agenzia Fides P. John Shakir Nadeem, Direttore di "Radio Veritas" in lingua urdu e Segretario della Commissione per le Comunicazioni Sociali in seno alla Conferenza Episcopale del Pakistan. "Shahzad lavorava anche per alcune radio pakistane. Il suo lavoro era apprezzabile, era persona onesta e pulita, che ha avuto il coraggio di dire la verità. E' stato ucciso per aver denunciato realtà nascoste. La sua morte è un chiaro messaggio che giunge a tutti gli operatori dell'informazione e agli attivisti per i diritti umani in Pakistan. E non è l'unica: tante persone come lui sono state uccise. Anche noi di Radio Veritas, la radio della verità, ci uniremo a questa campagna in difesa della verità".
P. Nadeem assimila l'omicidio di Shahzad a quello di Shahbaz Bhatti: "Il problema è che tutte queste esecuzioni extragiudiziali restano impunite. Anche l'omicidio del ministro Bhatti non ha i colpevoli e nessuno più ne parla. Questa è una malattia seria della democrazia pakistana, che altrimenti resta solo una parola vuota".
Per le minoranze religiose, conclude, "è una questione cruciale, in quanto tocca i diritti fondamentali di ogni persona e l'architettura stessa di uno stato di diritto. Noi continueremo a fare la nostra parte e a proclamare la Verità". (PA) (Agenzia Fides 1/6/2011)



ASIA/TAIWAN - I religiosi a Taiwan si interrogano: "Ripensare la missione oggi"

Tai Pei (Agenzia Fides) - "Ripensare la Missione oggi" è il tema del seminario organizzato dall'Associazione Regionale dei Superiore Maggiore degli Istituti religiosi maschile e femminili di Taiwan (Regional Association of Major Religious Superiors of Men and Women in Taiwan) che si terrà nell'8 giugno nell'Università Cattolica di Fu Ren.
Secondo quanto Fides apprende dall'Arcidiocesi di Tai Pei, tutta la Chiesa locale si unisce a questo incontro di spiritualità e di formazione, invitando tutti i sacerdoti ad ascoltare la relazione del missionario verbita p. Stephen Bevans SVD, noto teologo dell'Università cattolica di Chicago in USA. Secondo l'Associazione Regionale dei Superiori Maggiori, durante il seminario "si traccerà il percorso storico per analizzare la teologia missionaria di oggi".
Il seminario, che costituirà una importante opportunità di formazione per clero, religiosi e fedeli di Taiwan, toccherà quattro punti principali: "La Chiesa, chiamata a essere segno e strumento del Regno di Dio; Breve storia della missione della Chiesa; Missione e dialogo; Missione come dialogo profetico". (NZ) (Agenzia Fides 01/06/2011)



ASIA/BANGLADESH - Riforma dell'istruzione: "Integrare le scuole islamiche nel sistema pubblico è positivo", dice un missionario

Dacca (Agenzia Fides) - "Integrare le madrase (le scuole islamiche) nel sistema pubblico è un fatto positivo: significherebbe maggiore controllo dello stato e adeguamento delle madrase agli standard e al curriculum dell'istruzione pubblica": così p. Silvano Garello, missionario Saveriano a Dacca, studioso e autore di saggi sulla catechesi e sull'educazione, commenta all'Agenzia Fides il piano, reso noto dal governo del Bangladesh, di inglobare le scuole islamiche nella pubblica istruzione.
"Non si tratterebbe di islamizzare l'istruzione statale ma, al contrario, di inserire materie come la scienza, l'inglese, la matematica, l'informatica nell'istruzione fornita dalle madrase. La proposta è inserita nel progetto globale di riforma dell'istruzione, da mesi in discussione nel paese, che ora il governo intende approvare", spiega il missionario a Fides.
"In tal modo - prosegue - le madrase sarebbero sottoposte al vaglio e al controllo statale, e si potrebbe tutelare di più la formazione di milioni di bambini e giovani. E' quanto già accade, ad esempio, alle scuole cristiane, che seguono il curriculum statale garantendo un'istruzione di qualità. L'insegnamento della religione, attualmente, è diviso per classi: gli allievi musulmani hanno l'ora di religione islamica, a quelli cristiani si insegna la religione cristiana e così via. Vi sarebbe anche la proposta di istituire un insegnamento comune della religione, di tipo satirico e generale", sottolinea p. Garello, che ha appena scritto un testo per presentare le diverse religioni ai ragazzi delle scuole elementari.
Esistono però rilevanti problemi - nota a Fides una fonte cattolica bengalese, impegnata per la difesa dei diritti umani - per censire e prendere e il controllo delle madrase esistenti nel paese. Ve ne sono di tre tipi: le madrase "Alia" quelle già riconosciute e finanziate dallo stato, sulle quali il governo può avere voce in capitolo, proprio in virtù dei contributi erogati; vi sono poi le madrase della rete "Quami", che sono private, che non ricevono sussidi pubblici e sono molto indipendenti. "Queste ultime , secondo i dati circolanti, sono circa 50mila. Diffondono un'interpretazione restrittiva ed estremista dell'islam sono finanziate dall'Arabia Saudita. Pertanto è molto difficile che il governo riesca a prenderne il controllo o a influenzarle", nota la fonte di Fides.
Esiste, inoltre, una autentica galassia di scuole islamiche "fai da te" che sorgono, grazie a predicatori locali, in case, piccole moschee e quartieri periferici, fuori da ogni controllo pubblico, in tutto il paese: secondo stime non ufficiali (non esistono dati ufficiali), sarebbero oltre 450mila. "Ed è altrettanto difficile, se non impossibile controllare una galassia che non è stata nemmeno censita".
Inoltre, conclude la fonte di Fides, "nutriamo seri dubbi sulla effettiva volontà del governo di costruire un stato realmente laico e dove vi siano pari opportunità per tutti. Oggi i cittadini non musulmani sono comunque discriminati e considerati cittadini di seconda classe".
Il Bangladesh circa il 90% dei 165 milioni di abitanti è di religione musulmana e l'islam è religione di stato. I cristiani sono lo 0,5%, fra i quali 320mila cattolici. (PA) (Agenzia Fides 1/6/2011)



ASIA/FILIPPINE - Non solo politica: storia, cultura e religione necessarie per costruire la pace a Mindanao

Manila (Agenzia Fides) - La pace nelle Filippine Sud non è solo una questione di "negoziati politici", ma "necessita di uno sforzo che coinvolga e consideri la storia, la cultura, la religione di tutti gruppi sociali presenti nell'area: cristiani, musulmani e indigeni lumad": è quanto rimarca in un colloquio con l'Agenzia Fides p. Sebastiano D'Ambra, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), impegnato da 30 anni nel dialogo interreligioso nelle Filippine Sud.
P. D'Ambra, fondatore del movimento per il dialogo "Sislsilah" e del "Villaggio dell'Armonia", dove vivono insieme cristiani e musulmani, ha organizzato di recente a Zamboanga City un incontro per approfondire "le molteplici prospettive" sul conflitto di Mindanao, la grande isola delle Filippine meridionali dove da oltre trent'anni si registra la ribellione di movimenti islamici.
"Non c' è in ballo solo il negoziato politico fra governo e Moro Islamic Liberation Front (MILF), il maggiore gruppo islamico impegnato nei colloqui di pace con il governo. Occorre soprattutto pensare al conteso culturale, entro cui calare un accordo politico, che contempli le diverse posizioni e sensibilità locali e che faccia progredire dal basso il cammino verso la pace", spiega il missionario.
P. D'Ambra rileva "un clima favorevole e un vento nuovo, che spira da quando c'è al governo il presidente Benigno Aquino", ma rimarca le difficoltà esistenti: "la corruzione e la radicata struttura dei clan che imperano a Mindanao possono costituire seri ostacoli".
Il dibattito attuale è incentrato sulle prossime elezioni politiche nella Regione Autonoma di Mindanao Musulmana. Il voto sarebbero fissato nel prossimo agosto, ma il governo intende rimandarlo al 2013 per cercare, in un biennio, di intervenire preventivamente su fenomeni quali la corruzione, il nepotismo, il voto di scambio, il dominio dei clan. Il rinvio, però, non è gradito ad alcuni gruppi e poteri locali.
I punti chiave dei negoziati fra Manila e il MILF (l'ultima sessione si è tenuta due mesi fa in Malaysia, dopo due anni di interruzione) sono: la sicurezza, la sovranità sul territorio, l'autodeterminazione, i programmi di sviluppo economico nella regione. (PA) (Agenzia Fides 1/6/2011)



AMERICA/PERU - I Vescovi auspicano un clima elettorale di rispetto e concordia in vista delle elezioni del 5 giugno

Lima (Agenzia Fides) - I Vescovi del Perù indicano ai fedeli i criteri per la scelta dei candidati a pochi giorni dal ballottaggio delle elezioni del 5 giugno, nelle quali gli elettori sono chiamati a scegliere il prossimo Presidente fra due canditati (Ollanta Humala di Gana Perù e Keiko Fujimori di Fuerza 2011), e i rappresentanti del Congresso della Repubblica.
Nel messaggio pubblicato dalla Conferenza Episcopale, inviato all'Agenzia Fides, i Vescovi affermano: "In questo momento decisivo, ribadiamo la disponibilità della Chiesa cattolica - la cui prima responsabilità è di predicare il Vangelo di Cristo è morto e risorto; proclamare la difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale, e indicare il valore della famiglia come cellula essenziale della società-, a collaborare per lo sviluppo storico, culturale e morale del Paese, come riconosciuto dalla Costituzione del Perù. In questo senso, non possiamo dimenticare che la Chiesa cattolica ha realizzato, realizza e continuerà a svolgere un ruolo importante di promozione umana in tutti gli strati della nostra società, soprattutto fra i più poveri e nei posti più lontani del territorio del Perù".
Nel loro messaggio i Vescovi rivolgono inoltre un appello ai media: "Chiediamo ai giornalisti e ai media d'informare con la massima responsabilità, differenziando la propria opinione dalla obiettività nelle informazioni. Vi invitiamo ad esercitare la libertà d'espressione, nella imparzialità e con trasparenza, cercando la verità, la giustizia e il bene comune".
Alla fine del messaggio, la conferenza episcopale chiede a tutti di vivere un clima elettorale di rispetto, tolleranza e concordia, per facilitare il diritto e il dovere di votare liberamente.
Il documento è firmato da: Mons. Miguel Cabrejos Vidarte OFM., Arcivescovo Metropolitano di Trujillo e Presidente della Conferenza Episcopale Peruviana, e da Mons. Lino Panizza Richero OFM Cap., Vescovo di Carabayllo e Segretario Generale della Conferenza Episcopale Peruviana.
(CE) (Agenzia Fides, 01/06/2011)



AMERICA/MESSICO - La condizione dei sacerdoti e dei seminari al centro dell'Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Messicana

Città del Messico (Agenzia Fides)- "Non vogliamo essere una Chiesa statica, reazionaria e sorpassata", hanno detto i vescovi durante l'apertura della XCI Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Messicana (CEM).
In una nota inviata all'Agenzia Fides, si spiega che l'Assemblea, che si concluderà il 3 giugno, ha come tema "il sacerdozio e il seminario", sulla base del motto: "La formazione dei discepoli pastori per il Messico di oggi". I partecipanti rifletteranno sulla realtà dei sacerdoti e dei seminari in tutto il Paese, e su come rilanciare con speranza il dinamismo della formazione e della carità pastorale, sempre sotto la guida della Missione Permanente.
Durante il primo giorno di lavoro i pastori della Chiesa in Messico hanno osservato che nel contesto di rapidi cambiamenti, influenzati dai processi globali, la Chiesa promuove e difende i diritti delle persone e lo sviluppo di tutti i popoli, assicura il rispetto della vita e la dignità, la condivisione dei valori umani e cristiani.
Di fronte a questi cambiamenti, i Vescovi sottolineano: "non vogliamo una Chiesa statica, reazionaria e sorpassata, al contrario, in conformità con gli insegnamenti di Papa Benedetto XVI e in comunione con il pensiero dei Vescovi latino-americani, ci prepariamo ad offrire maggiore attenzione alle nostre comunità, con la partecipazione opportuna e necessaria, degli agenti pastorali alla Missione Continentale, alla nuova evangelizzazione e alla conversione di ciascuno di noi".(CE) (Agenzia Fides, 01/06/2011)



OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - I missionari francescani rinnovano il loro impegno nella provincia di Sandoun

Port Moresbey (Agenzia Fides) - I missionari francescani rinnovano il loro impegno missionario nella provincia di Sandoun, nell'area nordoccidentale della Papua Nuova Guinea. Fr. Lukasz Kwiatkowski è un giovane missionario francescano di 29 anni, ordinato 2 anni fa a Cracovia, in Polonia, ed è giunto a Perth nel mese di aprile, in occasione delle speciali celebrazioni della Comunità Polacca Francescana Maylands per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II avvenuta lo scorso 1° maggio. Accompagnato da padre Piotr Rzucidlo, OFM, padre Lukasz ha attraversato la giungla per raggiungere la remota chiesa costruita dallo stesso padre Piotr, dove lavorerà nella provincia di Sandoun. Inizialmente al suo fianco ci sarà anche padre Piotr che lo aiuterà per inculturarlo ed ambientarsi; poi rimarrà lui insieme ad altri 3 nuovi frati francescani guineani.
I Francescani sono impegnati in quella zona del paese sin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La prima ordinazione francescana locale c'è sata nel 1984, durante il pontificato del Beato Giovanni Paolo II. Padre Piotr, che ora ha 42 anni, è rimasto solo a Nuku per oltre 10 anni tra il 1998 e il 2008, perché l'altro volontario francescano tornò a casa dopo pochi mesi. Non sono stati pochi i missionari rientrati quasi subito nonostante le buone intenzioni di rimanere in Papua Nuova Guinea. Padre Lukasz ammette di essere spaventato, ma è certo che Dio gli darà la forza di andare avanti nella sua missione. (AP) (Agenzia Fides 1/6/2011)



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